LO SPORT NON E’ POLITICA, MAI DISERTARE

Continuano le polemiche sulla presenza o meno del premier Enrico Letta alla cerimonia di apertura di Sochi


Alcuni tra i capi di stato non sono presenti all’inaugurazione della XXII Olimpiade di Sochi per contestare la politica del presidente russo Valery Putin a loro dire omofobica. Noi non amiamo le intromissioni della politica nello sport e siamo quindi d’accordo con la posizione del nostro Premier Enrico Letta, che a Sochi c’è. D’altra parte quanta ipocrisia c’è nell’atteggiamento degli assenti? Basti pensare che non si protesta per carneficine quotidiane in Syria, non si protesta per quelle altrettanto violente in Iraq, non si protesta contro il fondamentalismo islamico, non si protesta contro l’infibulazione delle donne, non si protesta contro la povertà, non si protesta contro i diritti degli ucraini, non si protesta contro l’omofobia dei paesi arabi, non si protesta contro la mancanza di libertà in diversi paesi del mondo, cioè non si protesta, non si protesta mai abbastanza, o per lo meno si protesta quando c’è un tornaconto politico, e questo non va bene. Dunque lo sport resti sport.

Qui sotto le motivazioni estrapolate dalla lettera che Enrico Letta ha scritto a Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della sera, poi riportate dall’agenzia LaPresse e successivamente sul web da Yahoo!:

 

LO SPORT NON E’ POLITICA, MAI DISERTARE

“Il presidente del Consiglio spiega i motivi che l'hanno spinto a partecipare alla cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici Invernali di Sochi. "Non ho la presunzione di assegnare le pagelle su quale sia lo strumento più efficace di affermazione dei propri valori in questa vicenda: se la strada della pressione diplomatica forte, la 'moral suasion', i gesti simbolici, il confronto aperto. Per me lo sport non è politica - ha sottolineato - E' però dimensione pubblica. E' cultura delle regole, competizione tra pari, aggregazione sociale. In un campo di basket, come in una pista di neve o di ghiaccio, non conta da dove vieni, quanto guadagni, che religione professi, che partito voti. Non conta quali sono le tue inclinazioni sessuali. In un campo e in una pista contano l'agonismo, il sudore, la testa. Vinci o perdi, ma per dare il meglio di te puoi fare affidamento solo sui talenti e la fatica".

Il premier ha ribadito quindi il valore sportivo dei Giochi. "E così, dopo anni di sacrifici, che i nostri atleti sono arrivati a Sochi. Rappresentano l'Italia. Sfilano dietro il tricolore. Sono portatori dei valori che la nostra bandiera in sé compendia: la libertà, l'eguaglianza, la condanna di ogni forma di discriminazione - prosegue Letta nella sua missiva - Principi inscritti nella Costituzione repubblicana come pure, a ben vedere, nella più profonda identità europea, quella che ha modellato anche lo spirito olimpico, antico e moderno. Essere in Russia, da presidente del Consiglio di un Paese che storicamente tanta parte ha avuto nella costruzione della coscienza europea, significa esprimere, appunto in una dimensione pubblica, la nostra concezione di libertà, di comunità, di rispetto dell'altro", ha sottolineato il presidente del Consiglio. "Esserci non significa dismettere ma anzi riaffermare il ruolo che l'Italia svolge, e ancor più continuerà a svolgere quando sarà alla guida dell'Europa nel prossimo semestre, per l'estensione (e certo non per un arretramento) dei diritti. Esserci, infine, vuol dire porsi in continuità con la nostra tradizione olimpica. Una tradizione fatta di presenze. Mai di diserzione", ha ribadito il premier.

(fonte: LaPresse)


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07 febbraio 2014

Notizia redatta da Massimo Rosa