LA RUSSIA E' 13 VOLTE D'ORO

La Russia è diventata il quarto Paese nella storia dei Giochi ad aver vinto le Olimpiadi di casa

Prima dell'inizio delle Olimpiadi di Sochi, i dirigenti sportivi russi, memori senza dubbio dell’undicesimo posto a Vancouver 2010, avevano prudentemente dichiarato che per la Russia finire sul podio finale del medagliere di Sochi 2014 sarebbe stato un grande successo. I pessimisti, invece, posizionavano il Paese al massimo al quinto posto, se non addirittura al di sotto di esso. Gli ottimisti, o meglio i sognatori, erano davvero pochi e le loro previsioni non vennero in ogni caso prese in considerazione. Ma eccoci di fronte a quella che è ormai una realtà oggettiva: la squadra russa ha vinto il medagliere delle Olimpiadi di casa sia per numero di medaglie d’oro ottenute, sia in base alla versione degli americani, che tengono la classifica guardando il numero totale di medaglie ottenute.


Lo speciale su Sochi 2014

La Russia è così diventata il quarto Paese nella storia dei Giochi ad aver vinto le Olimpiadi di casa. In precedenza tale risultato era stato raggiunto dagli Stati Uniti nel 1932, dalla Norvegia nel 1952 e dal Canada nel 2010. Tredici ori, 11 argenti e 9 bronzi: eguagliando così il record di medaglie d’oro conquistato a Innsbruck nel 1976 sotto, però, le vesti dell'Urss. Gli atleti russi hanno conquistato in questi XXII Giochi olimpici invernali di Sochi 2014 un totale di 33 medaglie. Un traguardo che è anche il migliore risultato nella storia dello sport nazionale. Il precedente record era di 29 medaglie ed era stato stabilito dalla nazionale sovietica alle Olimpiadi di Calgary del 1988.

Da perdenti a vincitori

Ma entriamo nel dettaglio dei due giorni che hanno cambiato la storia di queste Olimpiadi. Negli ultimi due giorni di gare, a portare la Russia in vetta al medagliere, sono stati, stranamente, i biatleti e gli sciatori di fondo, che fino ad allora avevano battuto solo tutti gli “anti-record” possibili: per la sfortuna, le quarte posizioni, la rottura dell’attrezzatura in fase di gara, le cadute e gli errori nel tiro a segno. Dopo che Evgeny Garanichev, l’unico biatleta russo ad aver vinto una medaglia a Sochi, era rimasto escluso dalla formazione finale, la vittoria nella staffetta 4x7,5 km maschile sembrava un traguardo impossibile. Invece, il quartetto russo è riuscito comunque a conquistare il primo posto del podio.

“Forse è un tratto peculiare del carattere russo, quello di lasciare tutto all'ultimo giorno”, ha suggerito il biatleta Evgeny Ustyugov, vincitore a Vancouver della mass-start. “Non è la prima volta che ci capita di rimanere sorpresi davanti ad atleti che dopo aver ottenuto dei risultati mediocri nelle gari individuali, riescono a dimostrare dei risultati davvero eccellenti nelle staffette”. Successivamente gli sciatori Alexander Legkov, Maxim Vylegzhanin e Ilya Chernousov hanno fatto l’ein plein conquistando il podio intero nella 50 km maschile di sci di fondo. Queste due vittorie nello sci e nel biathlon – discipline sportive in cui i russi sono soliti essere forti - erano le più attese di queste Olimpiadi. “Questo oro non ha prezzo, vale più della mia vita”, ha dichiarato Alexander Legkov ai giornalisti tra lacrime di gioia. “Non posso esprimere a parole quello che provo. Sono quindici anni che sogno questo risultato”.

Pattinaggio di figura: uno per tutti e tutti per uno

Bisogna tuttavia riconoscere che la serie di vittorie della nazionale russa ha avuto inizio nel pattinaggio di figura, dove i nostri atleti hanno conquistato l’oro nel torneo a squadre, al suo debutto in questi Giochi olimpici. La quindicenne Yulia Lipnitskaya, dopo aver brillantemente eseguito entrambi i programmi del torneo, è diventata la più giovane campionessa olimpica nella storia del pattinaggio artistico. Tatiana Volosozhar e Maxim Trankov, vincitori successivamente anche del torneo individuale, sono diventati i primi pattinatori ad aver vinto due titoli olimpici in una sola Olimpiade. Adelina Sotnikova, invece, è stata la prima atleta nella storia del pattinaggio artistico sia sovietico che russo ad aver vinto le Olimpiadi nelle gare individuali femminili. L’atleta diciassettenne è riuscita a fare ciò che né Kira Ivanova né Irina Slutskaya erano riuscite a ottenere prima di lei.

Forse il momento più difficile da capire e digerire nel torneo di pattinaggio di figura è stato il ritiro dalle gare individuali di Evgeny Plushenko. Dopo aver aiutato i compagni a vincere l’oro nel programma a squadre, l’atleta ha abbandonato la gara individuale senza neanche scendere in pista, a seguito di un problema fisico riportato durante il riscaldamento.  Negli ultimi due anni l’atleta ha subito due seri interventi alla spina dorsale che si sono conclusi con la sostituzione di un disco intervertebrale con uno artificiale, saldato da quattro viti. I commenti nei confronti di Plushenko sono stati fra i più svariati, come ad esempio il seguente: l’atleta, nonostante il dolore e la gamba insensibile, avrebbe dovuto scendere in pista ed eseguire il suo numero, anche a costo di essere portato via in barella dopo la gara. Come si è scoperto più tardi, ciò è proprio quello che è successo all’atleta russo. Una delle quattro viti non ha retto il sovraccarico esercitato durante il triplo axel del riscaldamento e si è rotta. Il 2 marzo Plushenko verrà sottoposto a un altro intervento chirurgico nella clinica israeliana dove è volato, da Sochi, per un controllo.

La delusione nell’hockey

L’attenzione della comunità sportiva si è però subito spostata da Plushenko ai giocatori russi di hockey. La performance della squadra russa di hockey, che per la terza volta di fila ha chiuso le Olimpiadi senza nemmeno una medaglia, è stata la più grande delusione di questi Giochi. “Ai tifosi posso solo chiedere scusa per il nostro risultato”, ha dichiarato il capo allenatore della nazionale russa, Zinyetula Bilyaltedinov, dopo la partita con i finlandesi, che hanno battuto i russi impedendo loro di passare ai quarti di finale. “È difficile spiegare il motivo per cui abbiamo segnato così poche reti. In squadra abbiamo dei giocatori che nei loro club di origine segnano molti gol. Prendete Ovechkin, ad esempio, che ha segnato 40 gol in una sola stagione. Non so davvero che cosa dire, se non scusarmi”.

Dalla Corea con amore

Le stelle della Nhl non sono dunque riuscite a portare la nazionale russa alla vittoria. A regalare un sacco di emozioni positive alla Russia ci hanno pensato, invece, gli atleti naturalizzati. Lo shortrackista Viktor An, tre volte campione alle Olimpiadi di Torino, dopo aver smesso di gareggiare per la nazionale della Corea del Sud a causa di un infortunio, aveva deciso di cambiare nazionalità e di correre con la Russia, con grande gioia di quest’ultima. A Sochi l’atleta ha infatti conquistato ben quattro medaglie: tre ori (1000 m, 500 m e staffetta 5000 m maschile) e un bronzo (1500 m). Viktor An è l’atleta olimpico della nazionale russa cha ha maturato più successi e lo shortrackista più titolato della storia.

La gioia russa dello snowboardista americano

La Russia deve molto anche a un altro straniero naturalizzato russo: si tratta dello snowboardista americano Vic Wilde, che se non fosse passato a gareggiare per la Federazione sarebbe rimasto un comune studente universitario. Vic, in Russia, non ha trovato solo la sua vocazione ma anche l'amore. La snowboardista Alena Zavarzina è infatti sua moglie, ed entrambi hanno chiuso la gara di slalom gigante parallelo di snowboard sul podio. Vic ha vinto l’oro, mentre Alena il bronzo. Il loro abbraccio al termine delle gare è stato il momento più romantico delle Olimpiadi. “Alena è l’unica persona con la quale posso trascorre così tanto tempo assieme”, ha dichiarato Vic. “È lei che mi ispira prima di una vittoria ed è lei che mi incoraggia a essere onesto. In generale è molto più dura rispetto a me ma allo stesso tempo è anche molto vulnerabile. Ed è anche un po’ pazza, proprio come me. Stare con Alena per me è molto più interessante che stare senza di lei. Spero che tra 20 anni saremo ancora insieme”.

La riconciliazione in nome della vittoria

E per ultimo, ma non meno importante, nella lista di quelle che sono state le stelle di questi XXII Giochi olimpici invernali, troviamo Alexander Zubkov, pilota di bob a due e a quattro. Qui non si parla di nessuna storia d'amore, bensì di una storia di amicizia e di un gesto da veri uomini. Per poter partecipare alle Olimpiadi di Sochi, Zubkov e il frenatore Alexei Voevoda, già vincitori assieme dell’argento a Torino e del bronzo a Vancouver, hanno dimenticato le loro divergenze personali (c’è stato un periodo in cui si negavano persino di darsi la mano) e hanno formato nuovamente una squadra. Il risultato: la Russia si è portata a casa altre due medaglie d’oro. “C’era chi pensava che non saremmo mai diventati campioni olimpici né nel bob a due né tantomeno in quello a quattro”, ha dichiarato Zubkov. “Tuttavia l’esperienza, che abbiamo acquisito con gli anni, è diventata sempre più importante. Nella competizione di oggi, che ha riunito gli atleti più forti, abbiamo dimostrato di essere i migliori”.

(fonte: Anna Kozina, Russia Oggi)

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26 febbraio 2014

Notizia redatta da Redazione