GIULIANO CALORE, SENZA FRENI NÉ MANUBRIO

«Il record che mi è rimasto nel cuore? Forse la salita dello Stelvio con le strade ghiacciate e 10 gradi sotto zero». E Patty Pravo andava a cantare a casa sua…

A 77 anni ha domato in bici i 48 tornanti dello Stelvio scendendo senza freni e senza manubrio. È l’esperienza compiuta di notte, nell’agosto del 2015, da Giuliano Calore, padovano indomito entrato 13 volte nel Guinness per le sue imprese estreme («Ma i miei record in realtà sono 18, solo che per alcuni di loro non c’è l’omologazione ufficiale perché i video della Rai non sono validi come prova»). È stato lui l’ospite d’onore dell’incontro tematico organizzato dal Panathlon Padova e da Atleti Azzurri Padova e Veterani dello Sport alla Piroga di Selvazzano.

La serata è stata aperta dalla proiezione del film “48 tornanti di notte”. I tornanti, beninteso, sono quelli dello Stelvio, dove ogni fase dell’ultimo primato da lui stabilito è stata ripresa dalle telecamere della troupe che ha realizzato il documentario (Fabrizio Lussu è il regista e autore del soggetto con sua moglie Anna Grendele, produzione della Stuffilm di Bra). Poi è seguita l’intervista a Calore da parte del giornalista Federico Fusetti, che ha moderato l’incontro.

Un vero e proprio fiume in piena, Calore, tra aneddoti, ricordi, curiosità e le risposte alle domande dei presenti. «Perché ho tolto il manubrio alla mia bici? Nella prima scalata “senza mani” dello Stelvio avevo il manubrio, solo che non lo usavo. Poi visto che qualche organo di stampa aveva ipotizzato che, lontano dalle telecamere Rai, in qualche tornante, per forza mi dovevo essere appoggiato, allora ho deciso di fugare ogni dubbio. Via il manubrio e avanti di solo equilibrio».

E ancora: «L’impresa che mi è rimasta nel cuore? Difficile scegliere. Forse quando, dopo aver studiato le condizioni di equilibrio della bici “monca” sulla neve, nell’inverno del 1986 sono partito da Prato Stelvio e ho raggiunto cima Coppi scalando i 1.842 metri di dislivello in 2 ore e 20 minuti. C’era neve dappertutto e la temperatura era di 10 gradi sotto zero. Avevo negli occhi l’epica impresa di Charly Gaul sul Bondone, quando vinse in cima alla montagna di Trento dopo che metà degli atleti partenti da Merano si erano ritirati per il freddo e la neve. Solo che io non usavo il manubrio né i freni. Ma ricordo anche quanto Bruno Pizzul rimase incantato nel momento in cui gli annunciai che avrei scalato 14 passi dolomitici e mi chiese quanti giorni avrei impiegato. Io riuscii a coprire i 330 chilometri in 13 ore». E anche: «Il nemico numero uno delle mie imprese? Il vento, senza dubbio. Sullo Stelvio soffia fortissimo e corri sempre il rischio che ti getti nel dirupo».

Ma si è parlato anche di musica, perché la sorpresa dell’incontro è stata la presenza dei colleghi con cui Calore - tastierista, negli anni ’60 era nel complesso “I Vortici” e nel complesso “Gildo Fattori e i suoi Strangers” - ha suonato in passato. «Patty Pravo veniva a fare le prove a casa mia» ha raccontato sorridendo, «e mia moglie ci controllava e non ci lasciava mai da soli».

 

Nella prima foto (di Lino Rubini) Calore con Fiorenzo Zanella, presidente degli Atleti Azzurri sezione di Padova; nella seconda una delle storiche imprese di Calore

 

(fonte: Diego Zilio – Ufficio Stampa Panathlon Club Padova)

 

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22 febbraio 2017

Notizia redatta da Redazione