L'ATLETICA IN DECLINO

Commenti di un appassionato sulla crisi di una delle discipline regine dello sport italiano, con uno sguardo al passato e la speranza nel futuro.

L’atletica leggera è stata la mia grande passione giovanile. Ho gareggiato a 16 anni ma non avevamo una pista per allenarci. Sfruttavamo il campo di Calcio per correre.

Nel ’62 Bruno Zauli, grande uomo di sport, riuscì a trovare i fondi dallo stato per costruire i famosi Campo Scuola in ogni capoluogo di provincia. Avevamo nella memoria ancora i fasti della grande Olimpiade di Roma e con un gruppo di amici, avevo 23 anni, partecipai alla fondazione nella mia città della Soc. Atletica Pistoia. Che bello avere una pista in terra rossa con 6 corsie, i sacconi per l’alto e per l’asta, il gabbione per il martello. Ci pareva di sognare. Organizzavamo “leve” settimanali, i ragazzi arrivavano, ma i problemi economici ci costringevano anche allora a tassarci, a chiedere agli amici un contributo (esattamente ci davano 1.000 lire per una tessera di socio ordinario equivalente al salario di un giorno di un operaio). Il CONI, il Comune potevano fare qualcosa ma solo per la manutenzione del campo. C’era di che grattarsi in testa, ma fortunatamente arrivarono buoni risultati tecnici dalle giovanili con qualche ragazzo che arrivò addirittura alla maglia azzurra. Erano in arrivo, infatti, i tempi della rivoluzione organizzativa del Presidente Nebiolo e dell’atletica spettacolo con interesse di pubblico e di sponsor. I risultati cominciarono a raggiungere l’opinione pubblica, le medaglie olimpiche dei Mennea, Simeoni, Ottoz, Morale, dei marciatori, Gentile, di tutta la schiera di mezzofondisti da urlo: Arese, Cova, Mei, Antico, Pennetta, Lambruschini e chissà quanti ne dimentico al momento.

Era l’atletica champagne con l’Arena di Milano colma per Fiasconaro e dei record sugli ottocento, con l’Olimpico di Roma pressoché esaurito nei vari Golden Gala. Dopo questa importante ventata di euforia la situazione ha cominciato a declinare. Qualche “scandalo” vedi la medaglia di Bronzo truccata di Evangelisti, vedi le voci sui dopati nei lanci e nelle corse di durata dettero un’altra mano alla decadenza.

Si è avvertito in questo successivo periodo un senso di apatia dove le colpe erano sempre degli altri… Io faccio parte di quegli appassionati delusi che in Tv alle manifestazioni olimpiche o mondiali non riuscendo più a vedere con tristezza azzurri non dico vincere ma nemmeno approdare alle finali si finiva per cambiare canale! Ho tentato di riflettere sul perché, ma, senza poter entrare nelle stanze dei bottoni è impossibile trarre conclusioni anche approssimative. Oltretutto negli altri paesi vicini, simili a noi, per tradizione e risultati come Francia e Inghilterra, Germania le cose andavano ancora bene. Sicuramente c’è di mezzo la questione dei soldi che il CONI, senza più la spinta del Totocalcio, non ha più potuto erogare copiosamente. Possiamo aggiungere che anche la politica senza il Ministro dello Sport non aiutava e nemmeno gli sponsor hanno potuto seguire il vento che li ha rivolti verso altre discipline con maggior seguito. Sta di fatto che la nostra atletica, in questi ultimi anni, somiglia sempre più a Cenerentola. Pochi soldi, poche idee senza l’uomo giusto al comando ecc…ecc… Da osservatore posso comunque dire che in questi ultimissimi mesi qualcosa fortunatamente sta muovendosi. Sono piccoli segnali di ripresa che hanno bisogno di prossimi riscontri e che ora, per facilità, indico con un solo nome “Effetto Trost” vale a dire la diciannovenne saltatrice in alto che ha raggiunto i due metri e che ha vinto le ultime quattro gare disputate (i vecchi dirigenti non l’avevano portata a Londra). Con il riferimento della Simeoni che alla stessa età era ferma di poco sopra il metro e ottanta. Oltre a lei leggo anche di altri giovani in evidenza nelle campestri, nella velocità, nell’asta, che ci offrono, auguriamocelo, prospettiva per la ripresa. Chiamiamolo dunque un segnale.

Rinaldo Giovannini

 

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13 maggio 2017

Notizia redatta da Redazione