Viaggio per conoscere da vicino il calcio femminile con l'allenatore del settore più vincente in Italia.

"LEI" VISTA DA RENATO LONGEGA

Dopo l’interesse suscitato da Il Caffè per l’articolo “Lei”, dedicato a tre star del calcio americano, cioè Hope Solo, Alex Morgan e Jessica Chestein, anzi più che star a stelle strisce potremmo definirle tre stelle dell’Universo, tanto ovunque è riconosciuta la loro bravura, abbiamo voluto mettere il naso in quello più autarchico del calcio femminile italiano. Per fare questo abbiamo parlato con Renato Longega, l’allenatore più vincente d’Italia: 4 Titoli tricolori, 3 Super Coppe, 3 Coppe Italia ed una semifinale di Champions League, sempre con la stessa società, che prima si chiamava Bardolino per divenire poi Agsm Verona.

Renato Longega è cresciuto nella società calcistica Crazy Verona, della quale è stato giocatore e quindi allenatore. Di lì è trasmigrato in provincia approdando al Caprino Veronese, quando un bel giorno gli offrono di guidare il Bardolino. Sulle prime dice di no credendo di scendere di categoria. Ma non è quello che pensa lui, perché l’offerta riguarda la squadra di calcio femminile. Comunque titubante, ma incuriosito accetta. E da quel momento comincia l’avventura, che lo porta a conquistare titoli e trofei, facendo di lui il Number One d’Italia.

Come è stato l’impatto con le calciatrici?

E’ chiaramente un realtà diversa. Devi innanzitutto conquistarle con la tua personalità e capacità. Ottenuta la loro fiducia si comincia a lavorare. C’è da dire che sono molto serie e professionali, mai si tirano indietro di fronte alla richiesta di fare qualche sforzo in più nell’interesse della squadra. Hanno entusiasmo.

Ma caratterialmente come sono, prese singolarmente?

Sono alquanto emotive, e se la prendono magari per cose di poco conto. Ma tutto sommato il calcio le tempra.

Facciamo ora una Tac al calcio italiano. Qual è lo stato di salute?

Lo stato di salute è discreto, ma siamo distanziati soprattutto dal calcio nordeuropeo.

La Norvegia docet?

Certamente, la Norvegia equiparando gli stipendi delle proprie nazionali ha fatto un salto nel futuro. In Italia, sia chiaro, siamo lontani mille anni luce. E questo scenario è di là a venire.

 

Ma l’UEFA cosa fa perché il movimento cresca?

L’UEFA impone alle singole federazioni l’obbligo della crescita, ma l’Italia sembra dormire.

In che senso?

Nel senso che imporrebbe, a parole ma non nei fatti, almeno sino ad oggi, uno sviluppo dal calcio femminile. Mi spiego: le società professionistiche dovrebbero avere nel loro organigramma il settore giovanile per le ragazze U/12 e 15. Per questa attività la Figc contribuisce con 60.000 euro per ciascuna società. Ma queste fanno orecchie da mercanti, perché questo settore non interessa un bel niente.

E la Juventus?

Speriamo che con l’ingresso della Juve, vista la serietà della titolata società, finalmente sdogani anche presso le consorelle il calcio femminile.

Ma esistono anche altre realtà oltre la Juve?

Sì, la prima è stata la Fiorentina, ora c’è l’Atalanta, c’è il Chievo, per citarne alcune.

Ma l’Hellas dov’è?

L’accordo con noi è saltato, solo che, piccolo particolare, si sono tenuti le nostre due squadre U/12 e 15 con le quali hanno raggiunto una finale ed una semifinale del campionato italiano, così noi ci troviamo a dovere ricostruire il vivaio, ch’era il migliore in Italia. Un danno non da poco.

C’è stato un cambio al vertice societario?

Sì, c’è l’architetto Conta come nuovo presidente, e con lui un nuovo management. Si è voluto così dare un nuovo e stimolante impulso per il raggiungimento di alti traguardi.

C’è un progetto scuola?

Sì, lo stiamo portando avanti anche grazie alla sensibilità dell’Amia del presidente Miglioranzi.

La Figc ha elaborato un progetto per lo sviluppo del settore, cosa ne pensa?

Potrebbe essere senz’altro interessante, basterà vedere chi e come verrà gestito.

Se lei fosse la Fgci cosa farebbe per il calcio femminile?

Innanzitutto rafforzerei la comunicazione e quindi imporrei alle società professionistiche di versare il 5% delle loro entrate televisive, per dare anche a noi la possibilità d’investire sulla televisione, come fanno d’altra parte nei Paesi più evoluti. Questo contribuirebbe non poco alla crescita di questo sport, ancora non capito dal grande pubblico.

Un calcio, questo femminile, tutto da scoprire. Un calcio che potrà essere spettacolare se lo si aiuterà a crescere, come d’altra parte è stato per il tennis in rosa…oggi con un maggior appeal di quello maschile.

 

Massimo Rosa

direttore@panathlonarea1.it

 

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18 ottobre 2017

Notizia redatta da Redazione