OLIVA E DE PICCOLI OSPITI A MESTRE

I due campioni olimpici di Roma 1960 e Mosca 1980 raccontano al Panathlon di Mestre lo sport di ieri e di oggi.

E’ stata una serata d’eccezione quella vissuta dai panatleti mestrini e dai loro ospiti nell’ultima conviviale per la presenza di Patrizio Oliva e di Franco De Piccoli entrambi olimpionici dorati, personaggi storici del pugilato italiano e mondiale.

Gli applausi scroscianti che ripetutamente hanno accompagnato le proiezioni video delle loro imprese atletiche olimpioniche e mondiali, entrambi campioni più volte medagliati, ma soprattutto le loro voci, talora imponente di Oliva e commovente di De Piccoli, rievocanti i momenti più salienti della loro vita sportiva hanno evidenziato due personalità pregnanti di vero spirito pan atletico.

Se la potenza fisica, il pugno micidiale di De Piccoli e il dinamismo atletico, la tecnica raffinata e l’intelligenza applicata nelle disfide del ring di Oliva di certo hanno impressionato i presenti, l’ascoltare la descrizione del loro percorso di vita fin dai primissimi giorni del loro vissuto sportivo e non ha offerto due immagini di una umanità esemplare di povertà, pur sofferta, convertita in pagine di sacrificio, di impegno e di assoluta volontà di vittoria.

La Napoli di periferia, segnata da illegalità e da sudditanza psicologica, diventa la scuola di vita di un uomo che attraverso lo sport ha costruito l’esempio più sontuoso di ribellione al degrado e alla criminalità: Patrizio Oliva non disdegna di incontrarsi con giovani detenuti coinvolti dalla mala e trasmettere loro l’insegnamento alla legalità e al recupero di una vita civile e comunitaria.

Ma anche la giovinezza di Franco De Piccoli, giovane “campaltino”, è altrettanto indottrinata in un percorso piuttosto difficile in una baracca dopo lo sfratto dalla casa natale. Si impegna nella palestra di Spinea e pone la sua imperiosa volontà a raggiungere il traguardo di possedere una sua casa tanto desiderata da offrire ai suoi genitori.

Ma gli applausi più sentiti, talora preceduti da un silenzio assoluto in sala dettato più che dalla curiosità degli episodi sportivi dal carattere fortemente morale delle stesse imprese atletiche, sono emersi al racconto dei rispettivi percorsi atletici prima nella graduale ascesa fisica corporea a uomini completi poi dei momenti più salienti negli incontri con gli avversari.

La voce inizialmente roca e commossa di De Piccoli che giovane, frequentando la sala da ballo a Spinea, fu incantato dalla palestra e disobbedendo alla madre cominciò ad indossare i guantoni del pugile, i suoi proverbiali knot-aut, ma soprattutto il suo fervore umano nel descrivere la gioia di aver raccolto con sacrificio e con impegno il risultato finale di indossare la maglia azzurra e aver vinto la medaglia d’oro hanno commosso profondamente.

L’accedere alle palestre contro la volontà dei genitori, gli allenamenti al limite della sopportazione fisica sorretta dal grande desiderio di emergere, la forza d’animo impressa contro l’avversità di una mano facile alla frattura, la caduta in ginocchio al referto di vincitore del titolo olimpico a Mosca sono alcuni dei molti ricordi che il pugile Oliva ha donato a tutti. Ma soprattutto l’uomo Oliva ha offerto il suo spaccato di personaggio esemplare dei valori dello sport panatletico nel sottolineare con grande efficacia l’importanza di credere alle proprie risorse fisiche e spirituali sorrette da comportamenti onesti, puliti e rispettosi delle regole di una vita vissuta all’insegna della legalità a contatto con la mala e la criminalità.

E’ allora spontaneo, particolarmente noi che apparteniamo al mondo sportivo panatletico con il preciso intento di difenderlo nella sua storica immagine di comportamento onesto e pulito tale da additare ai giovani come palestra di vita, chiederci:

Quale valore dare a queste due medaglie d’oro olimpiche, quella di Franco De Piccoli nel 1960 a Roma e quella di Patrizio Oliva vent’anni dopo 1980 a Mosca?

La risposta la danno i nostri due personaggi ricordando le loro imprese sportive correlate da comportamenti esemplari e da insegnamenti espressi in palestre di vita vera da indicare ai giovani in cammino verso il futuro di uomini responsabili impegnati onestamente nella famiglia, nel sociale, nel mondo istituzionale e oggi più che mai nello stesso mondo sportivo.

Molte sono le motivazioni che giustificano, purtroppo sbagliando,  l’attuale situazione del mondo sportivo, olimpico compreso,  basta pensare alla scomparsa pressoché definitiva del dilettantismo, ma, quello che è certo,  le prossime medaglie olimpiche, visto che ci stiamo preparando alle vicinissime olimpiadi invernali in Corea del Sud e siamo in avanzata fase di preparazione alle olimpiadi estive di Tokyo, senza dimenticare la storia di molte del recente passato e ancor più del remoto, ben difficilmente potranno brillare come quelle vinte da Franco De Piccoli e Patrizio Oliva.

 

Antonio Serena - Presidente onorario Panathlon Mestre

 

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11 novembre 2017

Notizia redatta da Redazione