IL PANATHLON AL CONVEGNO "DONNE E SPORT" DEL CONI

Il Consigliere Internazionale di Panathlon International Roberto Carta Fornon, relatore per l'occasione, ci racconta il Convegno “Donne e Sport tra opportunità e diseguaglianze: aspetti giuridici, sociali e psicologici”

Il 24 Gennaio presso il Palazzo delle Federazioni Sportive del CONI di Roma si è svolto il Convegno “Donne e Sport tra opportunità e diseguaglianze: aspetti giuridici, sociali e psicologici” organizzato da GS Flames Gold-IAPS.A rappresentare, come relatore, il Panathlon International era presente il Consigliere Internazionale Roberto Carta Fornon. Inoltre hanno partecipato in rappresentanza del Distretto Italia il Vice presidente Pietro Pallini, per Club di Roma il Presidente Cesare Sagrestani, per il Club Agro Romano l'ex Consigliere Internazionale Marcello Marrocco, per il Club di Viterbo il Presidente Angelo Landi e per il Club Mottarone  la Vice presidente Adriana Balzarini.Sono intervenuti come relatori, sotto la regia del moderatore Dr. Roberto Tasciotti (Direttore scientifico SRdS Lazio): la Dr.ssa Alessandra Sensini (Vice Presidente del CONI), il Dr. Riccardo Viola (Presidente del Comitato Regionale Lazio CONI), il Dr. Roberto Carta Fornon (Consigliere Internazionale del Panathlon International), l’Avv. Ilaria Pasqui (Vice Presidente dell’Associazione Avvocati dello Sport e Responsabile Ufficio legale Dipartimento Dilettanti Associazione Italiana Calciatori), l’On. Bruno Molea (Presidente Nazionale dell' Ente di promozione sportiva AICS è Socio Panathlon), il Dr. Antonio De Lucia (Presidente Società Italiana di Psicologia dello Sport), la Dr.ssa Antonella Paloscia (Presidente Comitato Pari Opportunità Polizia Penitenziaria), la Dr.ssa Alessia Pieretti (Vice Presidente del Comitato Regionale CONI Lazio), l’Avv. Stefania Cappa (Associazione Italiana Avvocati dello Sport e Giudice sportivo FGI e FBI).

L'intervento del nostro Consigliere Internazionale, di seguito riportato, ha voluto dare lo stimolo iniziale ai Relatori del Convegno: Il Panathlon International tra i vari argomenti di cui si occupa e che fanno parte del suo DNA è sempre stato sensibile all’argomento del Convegno, tanto è vero che il Congresso Panamericano di questo autunno è stato completamente dedicato alle Donne nello Sport, nel mese di marzo organizzerà un Convegno sul Fair Play nel Calcio Femminile durante la Manifestazione: #CalciodeiCampioni: Storie, Fair Play e Stili di Vita ed è promotore dal 2014 della Mostra “L’Emancipazione Femminile vista attraversi i Giochi Olimpici”.

La storia dello sport è stata a lungo caratterizzata da una netta predominanza maschile e il campo delle attività sportive è a tutt’oggi segnato da profonde differenze. Gli uomini partecipano più delle donne alla pratica sportiva con il 51% contro il 43% (tra i 15 e i 24 anni la situazione è ancora più critica il 19% contro l’8%). Nello stesso tempo gli sport maschili sono più rilevanti sia economicamente che culturalmente. Basti pensare che I regolamenti vietano, in quasi tutti gli sport, nelle competizioni ufficiali ad entrambi i sessi il “gioco” insieme.

Fino al secondo dopo guerra l’attività fisica e sportiva era considerata nemica della femminilità. Le donne atlete apparivano come una deviazione della femminilità, una virilizzazione anomala tanto da mettere in discussione persino la correttezza dei loro orientamenti sessuali. Le differenze fra il coinvolgimento maschile e quello femminile nello sport venivano considerate come una diversificazione naturale: forti, competitivi e attivi i maschi; deboli, remissive e passive le donne.

Lo stesso Pier de Cubertin affermava: “una olimpiade femminile sarebbe poco pratica, poco interessante, antiestetica se non addirittura scorretta. Le donne devono solo servire ad incoraggiare i figli maschi a distinguersi nello sport” e ad Atene nella prima olimpiade moderna del 1896, nessuna donna fu ammessa alla partecipazione anche vi era stato un tentativo, senza successo, da parte di Stamàta Revithi di partecipare alla maratona.

Nel 1900 all’olimpiade di Parigi le donne furono ammesse nelle sole categorie allora ritenute “adatte” a una donna (equitazione, tennis, golf, croquet e vela) contro la volontà di De Cubertin.

Nelle Olimpiadi del 1912 le donne furono ammesse per la prima volta a gareggiare nella disciplina del nuoto, prima esclusivamente riservata agli uomini. Solo nel 1921 Alice Milliant fondò la Federazione Sportiva Femminile Internazionale e solo nel 1928 le donne furono ammesse alle gare di atletica leggera, prima di allora considerata una disciplina “dannosa” per la salute femminile.

Dopo la seconda guerra mondiale e quindi nel XX secolo si assiste ad una crescente “femminilizzazione” dello sport, una maggiore partecipazione anche agli sport riservati solo agli uomini fino ad assistere allo sviluppo di sport femminili anche a livello olimpico che determinerà lo sviluppo dell’attività sportiva e segnerà un importante segnale di emancipazione femminile. Un evento di grande impatto simbolico è, nel 1967, la partecipazione di Katherine Switzer alla Maratona di Boston: sino ad allora le donne erano escluse da questa gara, considerata un'attività troppo faticosa.

Con l’abbattimento del Muro di Berlino vennero alla luce situazioni aberranti, che non erano solo violenze psicologiche, come il caso delle atlete della DDR che venivano sottoposte a esperimenti ormonali per migliorare le loro prestazioni e rendere grande il loro paese o grandi atlete come Nadia Comaneci, violentata e segregata dal figlio del dittatore Ceausescu, situazione che l’aveva portata al punto da farle pensare al suicidio come unica via d’uscita da quella perversa situazione, si salvò con una disperata fuga nella notte.

Ancora oggi sui media si legge di giovani atlete irretite e violentate dai loro allenatori, direi bestie e non allenatori che non dovrebbero avere alcun diritto di avere quel ruolo nello sport. Non sarebbe invece veramente importante focalizzarsi unicamente sul sorriso, sull’urlo di gioia, sull’esaltazione per una vittoria dimostrata da queste donne che rappresenta uno straordinario segno della tenacia e della resistenza alla fatiche che le donne hanno sofferto per arrivare a questo traguardo. Un bellissimo esempio, di questi ultimi giorni, sono le nostre tre Atlete dello Sci Alpino sul podio della discesa libera di Bad Kleinkirchheim (Goggia, Brignone, Fanchini).

Alle Olimpiadi di Londra, nel 2012, tutti i Paesi partecipanti, compresi quelli di religione islamica, hanno avuto una rappresentanza femminile e alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, nel 2016, erano presenti 5090 donne atlete che hanno rappresentato il 45% degli atleti presenti. Per questo motivo il Panathlon ha appoggiato l’idea della Prof.ssa Adriana Balzarini nel creare una Mostra "L'Emancipazione Femminile vista attraverso i Giochi Olimpici", inaugurata a Roma nel 2014, perché esprimesse quanto l’emancipazione femminile abbia portato nuova linfa alle Olimpiadi e a tutto il mondo sportivo.

Mostra che ha visto la partecipazione, in questi anni, di oltre 50.000 studenti ai quali pensiamo di aver veicolato questo messaggio. Al termine del Convegno la nostra Socia Adriana Balzarini ha presentato in prima assoluta il libro che amplia, sviluppa e completa il tema della Mostra sull'Emancipazione Femminile.

Infine sono state consegnate le targhe del Premio “Fiocco Bianco” a eminenti personalità nel Settore Cultura, Giustizia, Informazione, Istituzioni, Medicina, Pari Opportunità, Sport e Terzo Settore, che nel corso dell'anno 2017, si sono distinte per la promozione delle pari opportunità e contro ogni forma di violenza e discriminazione di genere, per citarne alcuni: Sara Morganti (Campionessa Paraolimpica Dressage), Letizia Marchetti (Campionessa Motociclismo), Maria Cristina Tonna (Campionessa Nazionale Rugby), Irene Tagliente (Campionessa di Kiteboarding), Samantha Bardelli (MGA Donne), le Squadre SS Lazio Baseball, Nuove Pantere Lucca (Baseball), Roma Cali 1972 (Baseball), Olimpus Roma (calcio femminile), Res Roma (calcio femminile), Asd Lucchese Libertas (calcio femminile).

Inoltre il "Fiocco Bianco" è stato assegnato al Panathlon International a nome di tutti i Club che in Italia e nel mondo hanno operato e operano per sconfiggere le diseguaglianze nello sport femminile.

 

Roberto Carta Fornon

 

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28 gennaio 2018

Notizia redatta da Redazione