IO TI NOMINO, TU MI NOMINI

Fabbricini alla Fgci e Malagò alla Lega Calcio per il rinnovo. Si parta dagli spettatori per una nuova era.

“Venghino Venghino, signori, al più bello spettacolo del mondo che il Circo Barnum può offrire, quello del calcio”. Però, in tutta onestà, la facile ironia mal si addice in questo momento allo sport del calcio, perché Sua Maestà è cosa seria, che fa vivere qualche milione di persone, e vederlo ridotto così fa male al cuore.

“Mesdames et Messieurs rien ne va plus, les jeux sont faits”, annuncia il croupier al tavolo della roulette. Poi, lancia la pallina che va a cadere prima sull’1 e nel lancio successivo sul 2, che, metaforicamente parlando, corrispondono a Giovanni Malagò, presidente del Coni, ed a Roberto Fabbricini, segretario generale sempre del Coni, quest’ultimo in procinto di diventare il prossimo 12 marzo presidente di Coni Servizi, la cassaforte dello sport italiano, al posto di Malagò. Dunque la spartizione delle cariche del mondo del pallone sono della Malagò Football Club & Co.

Fabbricini è il nuovo commissario della Fgci, nominato da Malagò, il quale a sua volta nominerà Malagò commissario della Lega Calcio. Praticamente una sorta di “Si faccia una domanda, si dia una risposta”, in stile Gigi Marzullo, sperando che poi tutto vada per il meglio.

Questo commissariamento, a detta di Malagò, dovrebbe durare sei mesi, anche se lo stesso ha forti dubbi. Noi propendiamo per questa seconda ipotesi, anche perché Giovanni, ci scusi la licenza confidenziale, deve raggiungere la sede coreana delle Olimpiadi invernali, dove lo attendono già da questi giorni riunioni di altissimo livello.

Dunque il Coni affonda le mani a pieno titolo su quel mondo litigioso ed incapace di sapersi gestire, soprattutto di sapersi rinnovare.

Ma si sa in Italia si predilige la politica dei Guelfi e i Ghibellini l’un contro l’altro armato, ricca di intrighi, d’imboscate, di alleanze e di colpi a tradimento.

Un ginepraio di rovi in cui non farsi male è del tutto escluso. Riuscirà il Coni a mettere le cose a posto?

E’ auspicabile di sì nell’interesse innanzitutto di tutti gli appassionati, che poi sono coloro che vengono dimenticati dai signori del calcio, tesi come sono, quest’ultimi, a fare business con televisione, sponsor e compravendita di giocatori.

Proprio dal recupero degli spettatori negli stadi dovrebbe partire la politica di rinnovamento di Malagò & Co., ricercando formule accattivanti in grado, innanzitutto, di portare bambini e bambine allo stadio, nonché le famiglie. Tutto ciò con un programma preventivo d’incontri sulla cultura dello sport, una sorta di Tribuna Fair Play, della quale nel 2005 antesignano fu il Panathlon Verona 1954.

Da questo primo ma importante gradino il movimento del calcio italiano va reinventato, auspicando nella managerialità e nell’entusiasmo di Giovanni Malagò, a cui non mancano di certo le idee.

Buon lavoro Presidente.


Massimo Rosa

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07 febbraio 2018

Notizia redatta da Redazione