CATENACCIO MONDIALE

C'era una volta il catenaccio, anzi c'è ancora: Russia 2018 fino ad ora sembra un mondiale senza emozioni.

Sta andando alla conclusione questa prima fase di qualificazione a gironi del mondiale Russia 2018 e, sinceramente, non si è visto proprio un gran bel gioco, fatta eccezione per il primo, e sinora unico, Big Match tra Spagna e Portogallo, scoppiettante e carico di adrenalina. Per il resto mediocrità e catenaccio, che ad ogni modo ha evidenziato che nessuna squadra è materasso, anzi le grandi, se tali sono, hanno dovuto sudare le proverbiali sette camice per battere le piccole. Addirittura come i campioni del mondo della Germania sconfitta dall’outsider Messico o come Argentina e Brasile costrette ad uno striminzito pari, che hanno manifestato non poche perplessità sul loro impianto di gioco. In sintesi se si eccettua la Russia, che fa parte di un girone di comodo (Egitto ed Arabia Saudita), le altre per fare risultato hanno faticato non poco.

Il perché di questo quadro poco edificante per il calcio mondiale è racchiuso in un vecchio vocabolo: CATENACCIO. Sì, un esasperante supercatenaccio adottato da tutte le piccole squadre che hanno fatto impazzire gli avversari stellari con giocatori dal costo ultramilionario. Così abbiamo assistito a partite ad una sola porta, dove nelle ultime decine di metri si contavano quasi sempre una ventina di giocatori.
Ma il CATENACCIO 2.0 è ben diverso da quello che furoreggiava negli anni 50-60-70, quello in cui il calcio italiano fu maestro. In quei tempi re in assoluto furono Paron Nereo Rocco ed il Mago Helenio Herrera, l’uno con Triestina, Padova e Milan, l’altro con l’Inter. Entrambi furono capaci a vincere di tutto e di più, grazie a quel gioco sparagnino difensivo, ma estremamente efficace, ricco di entusiasmanti contropiedi che portavano al goal. Poco importava, giustamente, cosa ne pensassero gli altri, l’importante era fare risultato, lasciando gli stizziti avversari, con le loro malevoli critiche, con il cerino in mano. Ed essi con i successi mondiali! 

Così nacque l’antipatico mito del CALCIO ALL’ITALIANA anche se, a dir del vero, la prima nazionale a praticarlo fu la Svizzera al Mondiale del 1938 che con il suo Verrou, appunto catenaccio, la portò dritta ai quarti finale.

IL CATENACCIO
Un tempo l’assetto di una squadra prevedeva una linea difensiva composta dai due terzini ed un centromediano, tutti in posizione statica a presidiare la propria piccola fetta di campo, pronti a mordere il collo all’avversario. Poco più sotto c’erano i tre centrocampisti a fare da filtro, e davanti i cinque attaccanti: le ali, le mezzali ed il centravanti, tutti a vocazione offensiva. (In un prossimo articolo vi racconteremo del sistema WM e doppio WM), dove chi portava sulle spalle il numero 8 era il regista, il 10 il fantasista e le due ali erano normalmente dotate di dribbling e velocità, mentre il 9 era il bomber.
In Italia la sua prima volta fu nel 1941. Ad utilizzarlo fu Mario Villini, allenatore della Triestina. Poi fu la volta di Ottavio Barbieri con il suo Spezia, quindi Gipo Viani allenatore della Salernitana ed Alfredo Foni dell’Inter.
Dopodiché ad affermarlo a livello mondiale furono i compianti Paron Rocco ed il Mago Herrera, suscitando critiche ed antipatie, come sempre accade quando si vince troppo. Così quel gioco fu il nostro marchio di fabbrica per lunghi anni, sino a quando arrivarono gli olandesi di Johan Crujif con il loro calcio totale, una vera e propria rivoluzione. 
Ma in cosa consisteva questo Verrou? 

In parole povere si spostava un centrocampista alle spalle dei tre classici difensori (strette marcature ad uomo), il famoso “Libero”, con il compito di raddoppiare le marcature e d’intervenire in modo tempistico sul pericoloso avversario. Il centrocampo restato con due soli elementi veniva aiutato dalle ali, costrette a tornare (il famoso tornante), obbligando così i terzini ad un marcamento più avanzato ed avendo tra l’altro il nuovo compito di fluidificare (Giacinto Facchetti ne era campione) lungo la linea dell’out.

Poi fu l’era del calcio totale splendidamente interpretato dagli Orange, che assicurarono così lo spettacolo. Quindi la continua evoluzione portò ai nostri giorni, con quei sistemi di gioco di cui tutti dissertano a sproposito. In campo sono sempre e solo undici (remember!).
Russia 2018, almeno ad oggi, sembra invece riproporre il vecchio Catenaccio anzi un supercatenaccio, in grado di castrare lo spettacolo delle star, eccezion fatta per CR7, che in grande difficoltà non riescono a tirare fuori il coniglio dal cappello, cioè fare goal.
Non resta che sperare da oggi in avanti, quando e se le squadre più tecniche si affronteranno, sperando finalmente di assistere ad uno spettacolo sinora mancato seppur appassionante.



Massimo Rosa



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25 giugno 2018

Notizia redatta da Redazione