THE SHOW MUST GO ON. OK, MA COME?

La nuova Serie A, l'arrivo di nuovi grandi campioni, il fenomeno Ronaldo, le ambizioni dei club e la tv spezzatino.

Un bel mondiale è andato agli archivi. Se lo hanno vinto quei boriosi sciovinisti dei francesi ricorrendo ai sani e provincialotti principi cisalpini, significa che il vecchio caro calcio all’italiana non passa mai di moda. Pur essendone noi gli inventori e aver vinto due titoli mondiali nel dopoguerra, ne proviamo quasi vergogna fino allo sdegnato ripudio. Sconcertante, più che curioso. Il calcio in vacanza non va mai, la nuova stagione è alle porte, e sotto l’ombrellone la diatriba è sui botti del calciomercato. La Juve ha piazzato quello che è stato definito il colpo del secolo.

Dopo anni di buio, il calcio italiano è illuminato dalla stella di Cristiano Ronaldo. L’ultima era stata quella di un altro Ronaldo, quello interista, ormai parecchie estati fa. Poi astri di quella dimensione, non ne abbiamo più visti. L’operazione che ha portato il fuoriclasse portoghese a Torino è da studiare sui testi della Bocconi e della Luiss. Complimenti alla Juventus, l’unico club italiano di levatura internazionale per impostazione e spessore. Al di qua delle Alpi era già di gran lunga la più forte: allargando ulteriormente la forbice tra sé e il resto del lotto delle pretendenti, lo sarà ancora di più. Con l’arrivo di CR7, due come Cancelo ed Emre Can passano inosservati. Fate un po’ voi.   

La situazione del campionato italiano rispecchia quella degli altri maggiori tornei europei: in Spagna vige il duopolio Real-Barca, in Germania e Francia, Bayern e Psg se la fanno da soli; in Premier c’è un po’ più di competizione, anche se a conti fatti l’affare è tra le due di Manchester, il Liverpool (non vince un titolo dalla notte dei tempi), e le tre londinesi. Da noi il dominio della Juventus rasenta l’imbarazzo. Laddove un tempo c’era la gloriosa Ambrosiana-Inter, c’è oggi la Pechinese-Inter. La squadra di Spalletti, è al momento quella ad essersi rafforzata di più e l’unica a poter solo pensare d’insediare il regno. Il Napoli cala l’asso Ancelotti in panchina, per rendersi magari meno bello ma più concreto. La Roma guarda al salvadanaio e vive le angosce legate alla telenovela capitolina del nuovo stadio. Il Milan intraprende il nuovo corso firmato Elliott del magnate americano Paul Singer (non è quello della celebre macchina da cucire, anche se da ricucire pare ci sia molto).

Poi vengono gli altri, quelli del CCM (Campionato Comuni Mortali). Il futuro pare già scritto, tanto è che ne se ne parla: non sarebbe quindi opportuno anticipare un po’ i tempi e dare una svolta trasformando la Champions League in una vera e propria Eurolega, come già avviene ad esempio nel rugby, e il CCM in un campionato nazionale. Quest’anno lo avrebbe vinto l’Atalanta. Il 1985, quello del trionfo del Verona, è pura archeologia. Che nostalgia!

La domanda la rubiamo allora a Gigi Marzullo, tanto ci sorge spontanea. Ha ancora senso assistere a partite come Juventus-Frosinone, Juventus-Empoli, Juventus-Cagliari, e via dicendo...? Vero che vale sempre la vecchia storia di Davide contro Golia, ma la competizione impari può essere spettacolo? Nella forma ovviamente sì, nei fatti più d’un dubbio viene a galla.

Badate bene, la nostra non è una boutade per il gusto di lanciare la provocazione, ma poniamo una questione, che riteniamo prima poi vada affrontata dagli Stati Generali del pallone e che trova motivo di discussione al bar dello sport, fino a prova contraria pur sempre il motore del giocattolo.  Paradossalmente, nei giorni dello sbarco milionario di Ronaldo, spariscono spazzate via dai debiti gloriose società come Cesena, Bari, Reggiana. Parma e Chievo sono alla sbarra a rispondere dei loro presunti peccati. Le solite vecchie magagne insomma. Oltre al calcio giocato, c’è il campionato delle carte bollate a farci compagnia. Un’ultima nota: per assistere in televisione al grande circo, non basterà più un solo abbonamento alla Pay Tv, ma ne serviranno due.

Si torna ai tempi del duopolio Telepiù-Stream. Gli zii paperoni scompongono e si dividono a fette la ricca torta. La nostra passione se la ingoia l'anonima segreteria di un numero verde, al quale forniamo i dati della carta di credito. Laconica arrendevolezza. The show must go on. Ok, ma come…?

Lorenzo Fabiano

Massimo Rosa

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22 agosto 2018

Notizia redatta da Redazione