2005, TRIBUNA FAIR PLAY

Un modello per diffondere la cultura dello sport. Gli applausi della Curva Sud.

Verona, la mia città. L'Hellas la mia squadra del cuore. Gialloblù i colori che rappresentano entrambe. Quando decisi che cosa avrei fatto da grande questo mondo fatto di cultura, passione e sport mi sembrava perfetto. Ho iniziato a scrivere facendo la mia prima intervista ad un calciatore. Speravo che questo fosse solo l'inizio. Avevo grandi ambizioni e modelli. Uno fra tutti Oriana Fallaci. Mi stupivo dinnanzi alle risposte che ricevevo e mi chiedevo come potessero dei semplici ragazzi entusiasmare uno stadio come il Bentegodi. Mi arrabbiavo, poi, quando la tifoseria della mia città veniva tacciata di razzismo, a prescindere. Notavo che qualcosa non andava. Ho sempre pensato che lo stadio riprendesse le arene dei giochi romani. Spettacoli per distrarre la gente. Per dare a quanti lavorano un momento di evasione. Evadere da una quotidianità che non gratifica. Non solo, il singolo, nella massa, si confonde, si omologa, si esalta. Forse era per questo che la Curva Sud, dalla quale seguivo tutte le partite prima di diventare giornalista, non riusciva a togliersi di dosso quell'etichetta tanto infamante. Gli ultras, a dire il vero, si erano contraddistinti, in passato per fatti gravi. Gesti ed azioni che con lo sport non avevano nulla a che fare. Ma questo, pur essendo grave ed intollerabile non poteva e non doveva essere utilizzato per condannare tutta una città, tutti i tifosi. Credo sia per questo motivo, per dimostrare che non si deve mai generalizzare, che accolsi con entusiasmo la proposta di Massimo Rosa. Tribuna Fair Play; un progetto educativo volto a sensibilizzare ragazzi e genitori contro la violenza negli stadi.

Ludis Iungit

Il nostro motto panathletico, Ludis Iungit, avrebbe trovato finalmente piena attuazione.

Era il 2003 quando iniziammo a decidere il metodo e la forma. A spalancarci le porte della Società fu Giambattista Pastorello, il primo a credere in noi. Dopo di lui l'Assessore allo Sport Luciano Guerrini, il presidente dell'Associazione Arbitri e i nostri soci. Con pazienza, dedizione e passioni abbiamo dato vita ad un momento di riflessione prepartita.

La Tribuna Fair Play

Nella pratica; i ragazzi venivano ospitati quando il Verona giocava in casa e condotti in una "classe". Ascoltavano la lezione che di volta in volta verteva su argomenti diversi legati al mondo dello sport, per poi seguire la partita dalla tribuna. Una tribuna speciale, quella del fair play. Tutti i partecipanti al progetto applaudivano i giocatori più corretti o fischiavano i cori razzisti...non solo, con cartoncini verdi cercavo di sostenere l''arbitro aiutandolo ad individuare i giocatori piu leali. A fine partita consegnavano la loro personale pagella. La prima che prevedesse una voto anche per l'arbitro. Da subito il giornale della città si accorse di noi e ci propose di pubblicare alcune di questa pagelle.

Gli applausi della Curva Sud

Arbitri, dirigenti e calciatori si offrirono di partecipare alle nostre lezioni. In breve riuscimmo a sensibilizzare la città tanto che la Curva Sud ci riservava cori ad hoc ed applausi.

Domenica Sportiva e Gazzetta dello Sport

Essere ospiti alla Domenica sportiva o sulla Gazzetta dello Sport (Nove colonne) fu un passaggio obbligatorio. Andare in trasferta a Torino con la Juve o al Palazzetto dello Sport per riproporre Tribuna Fair Play una bella gratificazione. Ma il sigillo al nostro lavoro fu messo dal premio che il C.I.O ci consegnò in occasione del Premio Fair Play per la comunicazione di Budapest nel 2004. Il nostro fu il primo progetto riservato ai tifosi, fossero loro adulti o bambini. È come ogni cosa venne poi replicato sia dell'Udinese che in forma molto similare dall'altra squadra della città. Abbiamo fatto di tutto per portare avanti il progetto. Io e Massimo Rosa abbiamo bussato alle porte delle varie proprietà che si sono succedute al Verona Calcio e alle diverse amministrazioni del Comune. Per un periodo siamo riusciti ad entrare nelle scuole di Verona e Provincia poi nessuno ha più voluto aiutarci. Non chiedevamo nulla, offrivamo un progetto unico.

Altri ostacolano

Rimango convinta che se qualcuno riesce a fare qualcosa di buono in molti cerchino di ostacolarlo. Forse anche il nostro club avrebbe potuto fare di più. So solo che rimango sempre convinta che Tribuna Fair Play sia una delle cose migliore che ho fatto. Conosco Massimo da una ventina d’anni e so che anche lui come me non si ferma mai. E non accetta un no come risposta.

Resta il rammarico

Mi rammarica però l'indifferenza degli addetti ai lavori, del CONI, della FIGC, della politica che non hanno colto un'opportunità. Il Panathlon Club del quale condivido tutti i principi dovrebbe essere sempre in prima fila quando si parla di scuola, sport giovani e cultura. Io grazie ad un Presidente che me lo ha fatto amare so quanto i principi panathleti possano far cambiare opinioni, comportamenti, idea. E non capisco a 40 anni perché in troppi fingano di non accorgersene.

Alessandra Rutili - Panathlon Verona 1954

P.S. Ringrazio Alessandra per il ricordo di questi momenti che portarono a Tribuna Fair Play 5.000 persone tra ragazzi e familiari nel corso della stagione 2005-2006. Un’iniziativa che la Gazzetta citò come esempio positivo a fronte del cattivo comportamento di certa tifoseria che aveva messo a soqquadro la stazione di Parma, mandando subito dopo un inviato a Verona. E quindi ospiti della Juventus. Massimo Rosa – direttore@panathlonarea1.it

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02 settembre 2018

Notizia redatta da Redazione