BENTEGODI COME WATERLOO

Debacle interna del Chievo che prende cinque scoppole dall'Atalanta lasciando sempre il gioco in mano agli avversari.

Verona – La foto che vedete più sotto è l’impietosa sintesi della partita Chievo Verona-Atalanta: in essa il portiere atalantino Pierluigi Collini, ex Hellas, guarda da lontano la partita giocata dai suoi compagni, mentre lui è un annoiato e solitario spettatore. Lo sarà per quasi il 99% della partita.

Il match è terminato con un sonoro 1 a 5 a favore dei bergamaschi, una prestazione di ottimo livello la loro, che ha messo KO i clivensi, incapaci, quest’oggi delle cose più semplici. Peggio di così non poteva cominciare l’avventura di Ventura, una Waterloo davvero preoccupante, che ha ricordato nel gioco e nella tecnica dei singoli giocatore l’Hellas dello scorso anno. Spiace questo caustico giudizio ma, purtroppo, questa è l’attuale realtà.

Una squadra timorosa e confusionaria, incapace di tirare a rete: solo una volta, punizione di Birsa, sul finire del secondo tempo. Per il resto notte profonda. Ma ciò ch’è preoccupante è l’incapacità di produrre una bozza di gioco. Alla già prestazione negativa si aggiungeva anche l’espulsione nel primo tempo di Barba che così lasciava in compagni in dieci, ma questo non suoni a giustificazione.

Gli atalantini, come abbiamo detto, dotati di buona tecnica, di buona velocità (erano veloci il doppio dei padroni di casa), di pressing alto ed asfissiante, tanto alto da schiacciare i gialloblù pressoché sempre nella loro metà campo, hanno fatto la partita sfiorando la rete più volte, in virtù della facilità con cui tiravano nello specchio di Sorrentino, sempre bravo ed attento, tanto da limitare i danni.

Da rimarcare la tripletta di Ilicic, con un goal di pregevole fattura, il secondo atalantino, su una mezza girata da fuori area che insaccava la palla nel sette di Sorrentino. Gli altri due sono stati De Roon e di Gosens. La rete della bandiera l’ha segnata Birsa su rigore: portiere da una parte e palla dall’altra.

Così a Giampiero Ventura spetta un compito improbo, ma, poiché al termine del campionato mancano ancora 29 partite, c’è ancora un risicato margine di tempo, nella speranza, però, che i compagni di viaggio dei bassi fondi non allunghino il passo.

Next stop Cagliari. Mission impossible? Non è detto, purché il Chievo riesca a reagire alla narcosi in cui è caduto.

Massimo Rosa

direttore@panathlonarea1.it

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28 ottobre 2018

Notizia redatta da Redazione